giovedì 31 maggio 2012

Ecco le dieci regole per lasciare fuori di casa la Gdf

Quello che ho deciso di condividere con i lettori de L’indipendenza è un semplice promemoria che ho stilato con i soci ai tempi d’oro della LIFE (liberi imprenditori federalisti europei), quando combattevamo lo strapotere del fisco e i soprusi compiuti dal suo braccio armato. Strapotere che oggi è, purtroppo, tornato di
moda. Più di un insieme di regole, il decalogo che segue serve anzitutto per motivare i “contribuenti” raggiunti da una visita della Guardia di Finanza. Per educarli al cambiamento, ad abbandonare la sottomissione canonica con cui spesso si comportano in caso di accertamenti.
L’atteggiamento nei confronti dello Stato e di chi opera in suo favore, a danno del lavoro, non può essere condiscendente o prono. Nessuna paura, nessuna vergogna: come dice l’amico Andrea Zucchi “bisogna guardare la bestia negli occhi”. Ecco, fatelo anche voi. Vedrete che  presto sarà la bestia a cominciare a temervi. Perché senza di noi, senza i nostri soldi, la bestia muore.

1 Non fate entrare nessuno se non dopo aver chiesto a tutti gli ispettori il tesserino! Loro lo esibiscono e se lo tengono in mano. Noi ricopiamo i dati su un foglio. Chiedete anche un documento valido, carta identità o patente da confrontare.
2 Nel caso si rifiutino chiamare subito, sempre senza aprire, il 112 o 113, denunciando che ci sono delle persone che vogliono entrare e si rifiutano di identificarsi. Potrebbero anche essere truffatori o ladri.
3 Richiedete la “Carta o Foglio di Servizio”. Fotocopiatela. E’ questo il documento basilare di tutte le ispezioni; su questo devono essere indicate tutte le cose che gli ispettori possono o non possono fare. Essi devono attenersi esclusivamente a quanto indicato sul foglio. Lo hanno sempre.
4 Sul “Foglio di servizio” sono elencati i nomi degli Ispettori. Se i nomi non corrispondono rifiutate l’ispezione.
5 Chiamate subito almeno due testimoni. Vanno bene comunque familiari e dipendenti. I testimoni non devono mai parlare.
6 Procuratevi sempre una macchina fotografica o una videocamera. Non possono toccarvi la macchina: lo strumento di prova non può essere pignorato. A casa vostra potete fare quello che volete.
7 Se avete da fare, non interrompetevi. Esiste anche la “Turbativa di Lavoro”. Esempio del ristoratore che viene visitato durante l’ora di pranzo. Dite che siete indaffarati e non avete tempo. Fateli aspettare e non offrite alcun ristoro se non a pagamento!
8 Non firmate mai alcun verbale. Se vi dicono che “dovete firmare” filmate tutto, registrate, questo li metterà nei guai.  Firmare vuol dire accettare tutto quello che hanno scritto. Fatevi un po’ furbi.
9 Ricordate: possono ispezionarvi soltanto durante l’orario di lavoro.
10 L’ispezione può durare al massimo 30 giorni lavorativi.
Queste sono regole elementari di diritto. Smettetela di essere accoglienti, simpatici, accondiscendenti con questa marmaglia. Non siamo delinquenti, siamo contribuenti. Il loro stipendio lo pagate voi, ricordateglielo ogni tanto. La videocamera puntatela a un metro filmate tutto, quello che fanno, quello che dicono. A casa vostra potete farlo. Se vi dicono di smetterla non vi impaurite, perché sono loro che hanno paura. Mettete pressione su di loro. Non offrite nessun ristoro, caffè acqua ecc. hanno bisogno di un tavolo e di una sedia? Se la portino da casa. E sappiate che anche uno spicchio d’aglio masticato è un valido deterrente per parlare con i vostri aguzzini.
*Presidente Veneto Stato
visto su lindipendenza.com e copiato e postato sul mio blog. Aggiungo che ci sono persone sensibili e disponibili a fornire aiuto e dritte. Fa piacere ogni tanto sapere che c'è vera solidarietà e non invidia e delazione. Ci vorrebbero anche per contrastare, oggi, Equitalia o gli ufficiali giudiziari, ma forse pretendo troppo: nell'altro "blog" che ho su leonardo.it qualche dritta l'avevo fornita anch'io,ma non ci tengo a incensarmi.

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